” MICHE” in swahili significa “germogli” e si legge m-i-c-e.
L’Associazione ha iniziato la sua attività nel 1999 con il progetto “Adozione di sei scuole primarie nel comune di Ifakara”, un villaggio nel centro-sud della Tanzania, zona in cui il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Questo progetto, che inizialmente prevedeva l’adozione di due scuole primarie, è arrivato a sostenere sei scuole del comune, ha facilitato l’accesso all’educazione alle categorie più svantaggiate, ha migliorato le strutture edilizie, ha fornito sussidi e materiali didattici e contribuito all’alimentazione dei bambini a scuola per i sette anni di un intero ciclo scolastico.
Dal 2007 abbiamo esteso i nostri interventi ad altre aree ancora più povere – distretto di Kilwa e isola di Tumbatu -, nelle quali abbiamo sostenuto altre tre scuole, nei villaggi di Somanga Simu, di Mtanga e di Jongowe. In quest’ultima, in collaborazione con l’Associazione Geologia Senza Frontiere, è stata costruita anche una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Nella scuola di Mtanga tuttora sosteniamo la sezione di bambini disabili provenienti da tutto il distretto di Kilwa (vedi dettagli progetto)
Già durante il primo anno si è presentata subito la problematica della sostenibilità del nostro lavoro, che, se limitato soltanto al supporto alle scuole, non rispondeva alla finalità dell’Associazione di realizzare interventi durevoli nel tempo, in grado cioè di proseguire le attività anche al termine del sostegno. Abbiamo quindi pensato di introdurre, in ogni area di intervento, programmi di Microcredito, secondo il modello Grameen di Muhammad Yunus (Bangladesh).
Il Microcredito, rivolto alle famiglie povere, crea un sistema di crediti rotativi che permette ai beneficiari, in particolare donne, di avviare piccole attività che generano reddito (attività commerciali, artigianato, preparazione di cibo, ecc.), sia per soddisfare i bisogni primari (cibo, casa, salute) indispensabili per una efficace educazione dei bambini, sia per migliorare le condizioni economiche e la qualità della vita delle famiglie sia per avviare un processo di graduale autonomia e di indipendenza dagli aiuti esterni.
Le unità di credito locali costituitesi ad Ifakara, a Kilwa e a Tumbatu hanno continuato le loro attività anche dopo la fine del nostro sostegno, si sono estese ad altri villaggi e hanno aumentato notevolmente il numero di beneficiari.
I programmi di Microcredito, secondo il modello a piccoli gruppi di cinque elementi di Yunus del Bangladesh con unica garanzia la solidarietà dei partecipanti, hanno avuto molto successo e hanno portato alla costituzione di una “Banca dei Poveri”, di nome “YETU”, che significa “NOSTRA” e che ora prosegue il suo lavoro senza più bisogno del nostro sostegno!
Per tutti gli interventi sollecitiamo il contributo e la partecipazione diretta delle comunità e delle autorità locali, per coinvolgere in modo attivo e consapevole tutte le componenti interessate e perché riteniamo che le donazioni provenienti dall’alto e accolte passivamente non portino reali vantaggi perché generano dipendenza.
Rappresentanti e sostenitori di MICHE, a loro spese, si recano regolarmente sul posto per verificare il lavoro svolto e per pianificare le attività future.
In Italia MICHE organizza manifestazioni, corsi di formazione, interventi di Educazione Interculturale, per diffondere una cultura basata sui valori della solidarietà e sul principio della conoscenza reciproca.
Il sole tramontava. Era la nostra prima esperienza di viaggio su un treno locale. Il treno aveva attraversato, avanzando a passo d’uomo, il parco naturale del Selous: elefanti, zebre, scimmie, giraffe, per nulla spaventati o disturbati, osservano tranquilli da distanza ravvicinata lo strano mezzo, abituate al suo silenzioso passaggio attraverso il loro territorio. Fu la paura della notte che ci fece decidere di scendere alla stazione di Ifakara. Era ormai buio, e ci avevano avvertito del pericolo di viaggiare in treno di notte, con i bagagli, senza luci, due donne sole.
Eravamo già state in vacanza in Tanzania, ma la nostra meta abituale era l’isola di Zanzibar, dove tornavamo ogni estate. Fin dal primo viaggio eravamo rimaste incantate dall’atmosfera dell’isola, i colori, i profumi, le lunghe spiagge bianche, le incredibili alte e basse maree, la sua gente solare ed ospitale. Avevamo ormai molti amici nell’isola e cominciavamo a comunicare in swahili, la lingua ufficiale di Zanzibar e della Tanzania.
Ma, un giorno, la curiosità di esplorare l’interno del paese, prevalse sulla passione per la nostra isola.
Iniziò così la nostra nuova avventura che ci portò, quella notte, alla stazione di Ifakara. Raggiungemmo il villaggio, situato a nove chilometri dalla stazione, accompagnate con mezzi di fortuna da alcuni ragazzi locali e, nonostante la paura per il buio fitto e il percorso tutto buche e pozzanghere – arrivammo in una Missione, modesta ma accogliente.
Il primo impatto fu molto positivo: la calda accoglienza delle persone con cui entravamo in contatto, i bambini che ci venivano vicini incuriositi, gli insegnanti che incontravamo visitando le scuole, le donne del villaggio, l’ambiente: tutti e tutto ci conquistarono subito. Rimanemmo più di una settimana, nonostante la faticosa battaglia contro le zanzare e il pericolo della malaria, il caldo afoso alternato a piogge torrenziali, la carenza di acqua, il cibo scarso e poco variato (riso, fagioli, verdura e banane).
Ritornammo l’anno dopo e sono ventitre’ anni che torniamo regolarmente al villaggio, ma i nostri viaggi a Ifakara non sono più soltanto una vacanza.
Sono nate due Associazioni: MICHE in Italia e UKIJA a Ifakara e insieme abbiamo lavorato su un progetto che abbiamo chiamato “Adozione di alcune scuole elementari”, nel quale sono coinvolte sei scuole elementari di cinque villaggi del comune di Ifakara, per un totale di più di 4600 bambini.
Nel comune di Ifakara – circa 63.000 abitanti – il 40% delle famiglie vive in condizioni di estrema povertà e non riesce a provvedere alle spese per l’educazione primaria né a garantire ai bambini una adeguata alimentazione. La maggior parte degli abitanti della zona è costituita da piccoli coltivatori la cui sopravvivenza è inoltre fortemente condizionata dalla situazione climatica, molto instabile: si alternano periodi di grandi piogge a lunghi periodi di siccità.
Nelle scuole visitate abbiamo verificato di persona le enormi difficoltà che devono affrontare i maestri: elevatissimo numero di bambini per classe – anche più di 100 -, gravi carenze di banchi, libri, materiale didattico, strutture insufficienti, oltre a bassissimi stipendi e scarsa formazione per gli insegnanti.
Con un piccolo contributo annuale – circa otto euro al mese – di coloro che sostengono il nostro progetto, più di 200 bambini orfani hanno frequentato la scuola elementare, le scuole sono state fornite di banchi, materiale e sussidi didattici, oltre a provviste di mais e zucchero per la colazione dei bambini a scuola. Sono state costruite sei cucine, una per ogni scuola, otto aule e nuovi servizi igienici.
Tutti gli interventi, programmati assieme all’Associazione locale, ai Comitati delle scuole e ai Consigli di Villaggio, prevedono la partecipazione e il contributo dei genitori e di tutta la comunità locale, al fine di coinvolgere in modo attivo e responsabile tutte le componenti interessate al potenziamento dell’educazione primaria.
Ma per noi l’obiettivo principale era un intervento che mirasse, nel tempo, a rendere la comunità indipendente dal nostro aiuto. Così è nata la proposta di avviare un’attività di Microcredito nei cinque villaggi. L’idea non è nostra, è nata in Bangladesh dall’economista, premio Nobel per l’economia, Mohammad Yunus, che l’ha sperimentata con successo ed è oggi diffusa in moltissimi paesi, sia nel Sud sia nel Nord del mondo.
Il microcredito consiste nel concedere sulla fiducia alle famiglie povere, e soprattutto alle donne, finanziamenti di piccola entità ma di enorme e vitale importanza per chi non ha nulla ed è quindi considerato inaffidabile dai canali finanziari ufficiali.
Mentre l’assistenza provoca dipendenza, passività e umiliazione, l’accesso al credito genera autostima, traduce le capacità dei soggetti più deboli in azioni e stimola un miglioramento concreto della situazione economica delle famiglie. Ma la cosa più importante è che, poiché il denaro viene restituito assieme a piccole quote di risparmio, si crea un fondo comune autogestito che permette il proseguimento di un lavoro autonomo, libero dagli “aiuti” esterni.
I membri locali dell’Associazione UKIJA hanno frequentato un corso teorico-pratico sulla conduzione e gestione di una attività’ di microcredito “sostenibile”, cioè capace di diventare, nel tempo, indipendente dagli aiuti esterni. Il corso, finanziato dall’Associazione MICHE, e’ stato tenuto da un formatore qualificato nel settore del Microcredito, mr. Altemius Millinga. I risultati sono stati molto positivi, sia secondo i partecipanti sia secondo il formatore: insieme hanno elaborato un Regolamento e un Programma quadriennale di Risparmio e Credito, che ha permesso a circa 700 famiglie di intraprendere piccole attività generatrici di reddito. Inoltre i membri dell’Associazione UKIJA hanno acquisito le necessarie capacita’ per programmare, gestire e monitorare l’attività’ a breve e lungo termine. (CAMBIARE!!!)
L’impatto sociale ed economico del microcredito va al di là del semplice vantaggio economico: porta, infatti, la popolazione a acquisire conoscenze in campo economico e legale, ne aumenta le motivazioni e il senso di responsabilità perché può programmare il suo futuro; migliora inoltre l’accesso ai servizi sociali di base, facilita lo sviluppo della democrazia e della solidarietà e permette, soprattutto alle donne, di acquisire maggiore autorevolezza nella comunità di appartenenza. Permette infine di raggiungere, gradualmente nel tempo, l’autosufficienza dagli aiuti esterni.
I primi piccoli prestiti sono stati consegnati nel mese di dicembre 2001 a sei gruppi di cinque persone ciascuno: i prestiti sono individuali, ma il gruppo garantisce il rimborso. Sei gruppi costituiscono un Centro, che a sua volta garantisce per i singoli gruppi. Dopo l’avvenuto rimborso, l’eventuale prestito successivo può essere raddoppiato. Le quote di rimborso sono settimanali e in tempi non superiori a un anno.