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Articoli di Fondazione: Le arti dell’Africa nera

Articoli di Fondazione: Le arti dell’Africa nera

L’enorme mosaico di popoli che abitano l’Africa ha originato una pluralità di culture che si esprime anche nelle arti, riflesso e espressione della società.

       Come per tutti i popoli africani, arti e religione sono inscindibili: la poesia, la scultura, la pittura, la musica, la danza e le arti ornamentali sono un modo di esprimere le proprie credenze e i propri miti, un mezzo di preghiera e di comunicazione con le divinità o per comunicare al gruppo un messaggio sovrumano.

         Non si riscontra il concetto occidentale di “arte per l’arte”, fine a se stessa o individuale: si tratta invece di un’arte legata alla vita di tutti i giorni, di un’arte utilitaria e collettiva espressione della comunità. L’arte è comunicazione e conoscenza e l’artista africano assolve un importante compito contribuendo all’organizzazione sociale e politica del suo ambiente, assumendo una posizione di prestigio sociale non disgiunto da un sentimento di diffidenza nei suoi confronti: egli è un “creativo” in stretto contatto con pericolose forze mistiche.

       Nella tradizione swahili la poesia rappresenta una delle più importanti forme di espressione artistica. Il far poesia è, presso quelle popolazioni, un fenomeno spontaneo. Nei giornali, nelle riviste in swahili è dedicato ampio spazio alla poesia, comprese le composizioni della gente comune, dei lettori, ispirate spesso a un fatto di cronaca o a un avvenimento naturale.

       C’è da dire che in gran parte dell’Africa per millenni la scrittura non era conosciuta e il mezzo di trasmissione e conservazione del proprio patrimonio era la memoria, una memoria prodigiosa, il cui veicolo fu la parola. A questo proposito uno studioso ha dimostrato che il fenomeno della scrittura non rappresenta un livello superiore di cultura. E si può ricordare i due grandi poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, capolavori nati in un’epoca (quasi dieci secoli prima Cristo), in cui dominava la cultura orale.

       E’ conosciuta la facondia degli Africani (cioè la facilità, la voglia di parlare). Qualcuno ha detto: un Africano che non parla è ammalato, è morto. Il silenzio non è africano. Durante le lunghe serate, buie dopo il tramonto, uomini, donne e bambini si riuniscono sulla piazza per ascoltare favole, indovinelli, proverbi. La tradizione orale è la parola degli antenati, che giunge oggi ai viventi. E gli anziani sono i detentori della saggezza accumulata nell’esperienza. Di qui il profondo rispetto per i vecchi, in quanto essi trasmettono la forza vitale proveniente dagli antenati, e indirettamente da Dio stesso.

       I proverbi, poi, sono per così dire i granelli di questa antica saggezza e a volte costituiscono addirittura un vero e proprio codice giuridico. Ne riportiamo qualche esempio. (N.B. Si legge anche il testo in swahili per far notare le rime e le assonanze, e il ritmo in generale.)

       *** Mtoto umleavio ndivyo akuavyo

       +++ Come allevi un figlio, così crescerà.

       *** Asiyeuliza hanalo ajifunzalo

       +++ Chi non domanda, non impara.

       *** Hapana siri ya watu wawili

       +++ Un segreto non è più un segreto, quando sono in due a conoscerlo.

       *** Mpanda farasi wawili, hupasuka msamba

       +++ Chi cavalca due cavalli, si spezza in due.

       ***Mstamilivu hula mbivu

       +++ L’uomo paziente mangia i frutti maturi.

       *** Nyani haoni kundule huliona la mwenziwe

       +++ La scimia non si vede il di indietro, vede quello del suo compagno.

       *** Kuishi kwingi ni kuona mengi

       +++ Vivere a lungo significa vedere molte cose.

       *** Penye wazee haliharibiki neno

       +++ Ove sono gli anziani, nulla va male.

       *** Asiyesokia la mkuu huona makuu

       +++ Chi non scolta il consiglio del più vecchio, ne vedrà delle grosse (o delle belle!)

       *** Tabia njema ni silaha

       +++ Le buone abitudine sono un’arma.

       *** Furaha yako ni Yangu

       +++ La tua felicità è anche la mia.

         Anche nella scultura (lavorazione del legno, avorio e metalli) lavoro e rito sono indissociabili: la zappa dell’agricoltore e l’accetta dello scultore sono opera del fabbro, che spesso è anche lo scultore e al quale la società riconosce uno status eccezionale nella sua qualità di “signore del fuoco”.

         Le statue ritraggono gli antenati non come individui, ma esprimono l’idea astratta di antenato attraverso una modulazione ritmica dei volumi, di una tensione delle linee, di un rigore plastico dai sorprendenti effetti di equilibrio, dinamismo ed essenzialità.

         La scultura Makonde rappresenta figure estremamente tormentate, dominate da spiriti maligni e diabolici e figure umane stilizzate, cariche di segni e simboli.

         Come la statua, anche la maschera è strumento di relazione fra il mondo visibile e quello invisibile, attraverso un linguaggio complesso e simbolico il cui significato è comprensibile ai soli iniziati; la varietà dei tipi di maschera è sintomatica della molteplicità dei suoi usi: iniziazione, funerali, riti agrari, teatrali. La maschera nera che vediamo nelle collezioni dei nostri musei ha perso il suo autentico significato perchè priva del suo complemento necessario per la sua totale comprensione: la danza. Infatti la maschera, solo con l’unità dinamica col danzatore è portatrice di forza.

         La pittura più antica, che risale ad epoca preistorica, è l’arte rupestre, della quale si hanno ritrovamenti anche in Tanzania. Con l’estinguersi di questa, la pittura scompare dalle civiltà africane, mentre la scultura assume un ruolo preponderante che perdura fino ai nostri giorni, anche se, con il contributo dell’influenza prima araba poi europea, ha subito una certa decadenza e impoverimento, trasformandosi fondamentalmente in artigianato per il turismo.

         Nell’Africa nera la musica e la danza sono inseparabili, non hanno mai una connotazione puramente estetica, ma costituiscono mezzi privilegiati di comunicazione con l’invisibile. La danza esprime due aspetti fondamentali della vita africana: la prevalenza del sacro e dei rapporti comunitari, accompagnando ogni avvenimento di rilievo sociale con la partecipazione del villaggio. Attraverso il tamburo e gli strumenti a percussione, si sviluppa una musica poliritmica prima sconosciuta in occidente.

         Notevoli sono anche le arti decorative: intreccio, ceramica e tessitura che, largamente diffuse, traggono ispirazione per i loro motivi dall’uomo e dall’ambiente naturale.

         L’Europa prende coscienza dell’arte nera in tempi relativamente recenti (primi del ‘900).La crisi dell’arte europea all’inizio del secolo l’aveva portata ad attingere nuovi stimoli e slanci dall’universo artistico africano, che ha influenzato la cultura occidentale, le arti visive, la musica e la danza: cubismo ed espressionismo “scoprono” la straordinaria libertà di espressione formale dell’arte africana proponendola come punto di riferimento; in campo musicale blues e jazz suscitano vasti interessi.          L’arte nera viene riconosciuta come capitolo essenziale dello spirito creativo umano, superando il pregiudizio che l’inferiorità tecnica delle società africane implichi inferiorità in tutti gli altri contesti e riconoscendo l’apporto fecondo della prodigiosa ricchezza e varietà di forme ed espressioni artistiche

Maurizio Grasso
Author: Maurizio Grasso

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